Secondo la legge regionale 15/2015 gli enti pubblici non sono obbligati a cedere le proprie quote degli aeroporti, in quanto si tratta di infrastrutture strategiche.
Qualcuno ha pensato cosa succederebbe all’aeroporto di Comiso, nel momento in cui venisse venduto l’aeroporto di Catania? Ce lo chiediamo intervenendo a proposito dell’operazione in corso che punterebbe a privatizzare lo scalo catanese. La Sac, che gestisce l’aeroporto etneo detiene il 65% delle quote della Soaco, proprietaria dello scalo di Comiso. Le due infrastrutture fanno sistema tra loro e quindi qualsiasi operazione condotta dalla Sac avrebbe ricadute sulla Soaco. Perché su questo tema non si è aperto alcun confronto?
Il Comune e la Città metropolitana di Catania non hanno alcun obbligo di cedere le proprie quote (il 14,28%), perché la legge regionale 15/2015, che prevede sì la cessione delle partecipazioni degli enti pubblici in società private, per ragioni di contenimento della spesa, esclude da tali cessioni proprio le infrastrutture strategiche, come gli aeroporti. Comuni e altri enti possono continuare a detenere quote negli aeroporti siciliani. A meno che qualcuno non stia già pensando di modificare questa legge per consentire per esempio ai sindaci di capitalizzare e tappare qualche falla nel bilancio dei propri enti.
Crediamo sia indispensabile ponderare attentamente le intenzioni e gli obiettivi della paventata privatizzazione. Ben venga a questo punto l’atteggiamento di cautela invocato dal governo regionale, con l’assessore Falcone che sottolinea come l’aeroporto debba restare un patrimonio di tutti. Una determinazione condivisibile, perché infrastrutture strategiche per la Sicilia, e nel caso specifico lo scalo di Comiso per il Sud-est dell’Isola, complementare a quello di Catania, meritano di restare beni dei cittadini, con una gestione pubblica che ne valorizzi le potenzialità nell’interesse dei territori e non unicamente del business.